| 個人檔案QuelloCheNonC'è相片部落格清單 | 說明 |
Villaggio Giovi 7:13Corse giù per le scale, lasciò il cancello chiudersi rumorosamente alle sue spalle e si fiondò alla fermata del pullman, sempre in ritardo, come ogni mattina. E poi, nel buio invernale delle sette di mattina, ecco avvicinarsi la luminosa scritta "Saronno".
Era stanca di questi sporchi pullman sempre in ritardo e dell'ammasso di gente che aumentava di fermata in fermata; era stanca di dover passare gran parte della sua giornata su un mezzo pubblico che la cullava da Limbiate a Saronno e da Saronno a Limbiate, che cullava i suoi colorati pensieri mentre osservava dal finestrino la solita strada e mentre scrutava le solite facce ormai familiari. Non sapeva ancora quanto le sarebbe mancato tutto ciò.
La mattina saliva sul pullman e Michele era già lì, accanto al finestrino, e le teneva il posto con un bianco sorriso inimitabile e la sua nuvola di Axe. Buongiorno, come va? E poi la interrogava sui giocatori della Juve, criticavano un po' le solite persone (il pelato seduto davanti a loro e il pervertito che scendeva all'Elettrolux), e poi ripassavano insieme qualcosa. Arrivati alla fermata dei campi facevano a gara a chi suonava per primo il campanello della fermata successiva, la loro: a quanto pare portava fortuna per tutta la giornata. Poi sgomitando scendevano, andavano dal giornalaio all'angolo a comprare la Gazzetta, passavano davanti a Shrek (e qui Michele diventava Tommy) e poi per il parchetto, dove li aspettava Edo sulla sua panchina con il suo giornale.
Magari poi a scuola non si parlavano tanto, ma per lei quelle mattine e quei viaggi erano fondamentali, una costante che le dava sicurezza. Quando c'erano le prime ore della Morsia in cui interrogava in geografia, spesso e volentieri, arrivati a Saronno facevano colazione al bar di Lello e si bigiavano la prima ora. Su quei pullman, avanti e indietro dalla scuola, hanno visto il buio, il sorgere del sole, le giornate di pioggia, la nebbia in piazza Tobagi, il sole accecante che gli faceva strizzare gli occhi. Su uno di quei pullman hanno passato ben tre ore e mezza quella volta in cui ha nevicato e sono arrivati a casa alle cinque. Se si appannavano i vetri ci scrivevano sopra, se non avevano da studiare ascoltavano la musica, se dovevano entrare un'ora dopo facevano colazione al bar della villa, dove si risparmia. Michele c'era, e non faceva mai l'abbonamento, non timbrava mai il biglietto. E c'era anche quella mattina di fine settembre in cui lei scoppiò a piangere sul pullman davanti a tutti; e lui la guardava, e senza dire niente le stava vicino, senza trovare le parole le mise una mano sulla spalla.
Voleva davvero bene a Michele, e se ne accorse realmente solo quando una di quelle mattine sul pullman lui le disse che avrebbe cambiato scuola. "Che fai Aury, piangi?" "No no, è il sole che mi viene in faccia". E qualche giorno dopo non c'era più Michele a tenerle il posto, e quel pullman le sembrò tanto diverso, tanto vuoto seppur colmo di gente; non suonava più il campanello alla fermata dei campi e ripassava greco da sola, non passò più dal giornalaio e iniziò a dimenticare i nomi dei calciatroi della Juve, ma tendendo sempre a mente che è BiancoNera la Bella Signora. In quelle ore di viaggio, ora, aveva tante cose a cui pensare e allo stesso tempo niente. Scoprì volti nuovi a cui prima non aveva fatto caso, si accorse di quel ragazzo che le sorrideva e di come la conoscessero i puzzones che salivano a Mombello. Nel frastuono del traffico, tra la puzza dei sedili mai lavati e del sudore negli ultimi giorni di scuola, con la musica nelle orecchie e un sorriso pronto per chi sarebbe salito alla fermata successiva, lei si rilassava, e tutto scorreva velocemente, normalmente, felicemente. E adesso è più comoda, ma ha meno tempo per stare con se stessa. la vita novaUn pezzetto bello tondo di cielo
Inizia la scuola e mi immergo nel profumo dei libri nuovi, accarezzo le pagine lisce lisce dei quaderni appena comprati e mi circondo di penne nuove e colorate: ho sempre adorato l'inizio della scuola, anche se poi dopo due settimane sono già tanca: E questo è l'ultimo anno, e ho troppo da fare, troppo da studiare, mille impegni accumulati, e troppa voglia di vivere. Ma questo è l'ultimo anno, e voglio godermelo. E così mi aggrappo alle piccole cose, a tutto il positivo che riesce a scorrermi addosso, e scrivo sul diario le piccole specialità di ogni giorno, anche se non serve, perchè iniziano a fare parte di me, sono me. Dopo la vacanza in Francia ho anche scoperto di essere una gnoccah u.u non ci credo realmente, ma mi piace dirlo, quel po' di autostima che Black ha sempre cercato di infondermi. E se sono qui a digitare pensieri sconnessi e felici è anche merito suo, merito del suo cielo in stile parigi e dei suoi abbracci ogni volta che scoppiavo a piangere davanti a lui, merito della sua musicoterapia e della Vicini che coraggiosamente ci parla di shessho. Un anno fa scrivevo ovunque che l'aury non esisteva più. Credo si sia solo assentata per lungo tempo, perchè ora è tornata, guardandomi allo specchio delle volte riesco ancora a scorgere lo sguardo di quella bella bimba trulla. E' cambiata, è cresciuta, ha accumulato mille maschere, ma ora riesce finalmente ad essere se stessa. Io non ce l'ho una scorza, non mi scorre tutto addosso, perchè le gocce penetrano nella mia pelle, sono un insieme di tutto e di tutti. Ho ripreso a ballare, perchè ballare mi piace, e non lo avevo dimenticato, lo avevo solo nascosto. Faccio parte del giornalino della scuola, del comitato feste, vado ai comitati studenteschi e sono intrallazzatissima con la curia [cit.], e queste novità mi garbano assai. Mi piace essere circondata da persone nuove e da persone ritrovate. Se sono qui è anche grazie a chi un pomeriggio di fine estate mi accompagna dal tizio con le corna a rimettere il piercing, e mi fa scoprire che gli amici si possono ritrovare per davvero. Ci sono delle cose che accadono senza un perché, almeno così dicono, ma è bello risentire dopo tanto tempo il telefono squillare e dall’altra parte un “proooonto? Sono il dottor Cox”, è bello sentirsi dire “mi vedo d’accordo, a stasera”, per poi essere accompagnata verso l’infinito ed oltre (ovvero l’Irish) al sabato sera, dove un amico fa finta di schiacciarti un uovo sulla testa, ti massaggia un ginocchio e si impiccia dei tuoi affari che affari in realtà non sono. Se vado avanti in questi giorni, tra le mie ormai 5 ore standard di studio, è grazie a un artista di strada che ancora si ricorda di me e che mi scrive una dedica, è grazie a un vecchio prof. che mi manda le mail, è grazie al ricordo dei tempi che furono, alla lunga attesa della settimana per vedere al sabato sera il barista dell'Irish, è grazie a quel pazzo gruppo che la mattina mi aspetta a scuola con il my Dear Giorgiozz per parlare di latino, filologi, emo e strane gare con Simo... per poi ritrovarsi all'intervallo. Grazie a chi la mattina mi accompagna per 3 minuti di strada, grazie al ricordo dei lunedì d'estate e dei tanghi che spero tornino presto. E' grazie al piccolo smile :) che disegno ogni domenica sera sulla pagina del lunedì, perchè se non mantengo questo bel sorriso (grazie anche a Stefano/Rettile per la pulizia dei denti u.u) sprofondo, e di sprofondare non mi va, non di nuovo. Questa è la mia vita nova, fatta di persone che mi prendono per mano per portarmi al sole a scaldarmi, fatta di chi da lontano ancora mi scrive.
Noi ci mettiamo lo smalto blu. NOI NON ABBIAMO IL CUORE DI GOMMA <3
E forse non lo sai quanto sia difficile per me scrivere queste cose, perché non mi viene facile estraniare quello che sento. E lo sai che i miei ti voglio bene sono limitati, però con te sento il bisogno di urlarli. Sei la mia mammina col maglioncino rosso che prepara la pappa al sabato sera. “io voglio essere una mamma tipo..” “tipo Lorelain?”. Solo tu puoi farmi ridere e piangere allo stesso tempo. “ma non sono lacrime di tristezza, sono lacrime di.. di.. di ti voglio bene”
È lasciarti un biglietto dentro al cassetto… la felicità
E poi “beh, sei la mia dea, ti voglio bene”
|
|
|